Si dibatte molto di realtà virtuale  da quasi trent’anni, cioè da quando uscì nelle sale Il Tagliaerbe, film di Brett Leonard in cui l’argomento veniva presentato al grande pubblico. Da quei primi, embrionali tentativi rappresentati sul grande schermo, questa tecnologia ha fatto passi da gigante, tanto da essere considerata la nuova frontiera dello sviluppo software insieme al cloud, l’intelligenza artificiale e i big data.

 

La realtà virtuale può definirsi un ambiente digitale, creato al computer, che simula la realtà effettiva ricreandola in modo non tangibile e veicolandola ai nostri sensi grazie ad una interazione in tempo reale con tutto ciò che viene prodotto all’interno di tale mondo.

 

Si possono distinguere due tipi di realtà virtuale:

  • Immersiva, in cui l’utente viene immerso in un ambiente costruito intorno a lui e completamente isolato dall’esterno. In questo caso vengono utilizzati visori, auricolari, guanti e tute cibernetiche, in modo tale da permettere l’isolamento completo dall’ambiente reale.
  • Non immersiva, in cui l’ambiente ricreato ha un minore impatto emotivo sul soggetto, anche a causa di un uso più contenuto della tecnologia.

 

Non bisogna però confondere la realtà virtuale con la realtà aumentata, che è semplicemente un accrescimento del reale e non necessita di visori specifici ma può tranquillamente essere osservata sui dispositivi di uso quotidiano.

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