L’Internet delle Cose (ovvero IOT, Internet of Things) è un concetto che si riferisce ad una evoluzione della rete internet. In breve, esso connette gli oggetti alla rete, permettendo a questi ultimi di interagire sia tra loro che con le persone.

 

Il primo abbozzo di idea per l’IOT è nato nel 1982, quando alcuni ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh ebbero l’intuizione di applicare sensori connessi in rete ad un distributore di bibite dell’università per controllarne lo stato di funzionamento. Dopo quasi quarant’anni, questa tecnologia è ormai entrata nelle nostre case e nella nostra vita quotidiana.

 

Grazie all’Internet delle Cose si estende agli oggetti concreti la capacità di raccogliere, elaborare e scambiare dati in rete, in modo da migliorarne il monitoraggio e ottimizzarne l’automazione.

 

I campi di possibile applicazione sono molteplici, e in continua espansione. Si va dalla domotica all’industria automobilistica, dalla videosorveglianza all’ingegneria biomedica, dall’agricoltura all’urbanistica (grazie al concetto di Smart City).

 

L’Internet delle Cose è una tecnologia in pieno sviluppo. Nel 2019 si è avuta una spesa mondiale stimata a 745 miliardi di dollari, con un aumento del 15.4% rispetto all’anno precedente. Secondo uno studio di IDC, la cifra potrebbe toccare 1.2 triliardi nel 2022, crescendo mediamente di oltre il 13% all’anno. Solo nel mercato italiano, le previsioni di IDC parlano di 35 miliardi di dollari di investimenti entro la fine del 2020, con un tasso di crescita del 19.5%, quindi maggiore di quello globale.

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