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Il termine “intelligenza artificiale” fu coniato intorno al 1956 dall’informatico statunitense John McCarthy. L’occasione fu un seminario in New Hampshire a cui erano stati invitati una decina di ricercatori interessati alle reti neurali, allo studio dell’intelligenza e alla teoria degli automi. Proprio McCarthy fu l’inventore del LISP, che per oltre trent’anni fu il linguaggio di programmazione dominante per i sistemi di intelligenza artificiale.

 

Gli anni successivi alla nascita dell’intelligenza artificiale furono caratterizzati da grande ottimismo. Moltissime furono le università e le aziende informatiche, come la IBM, che puntarono alla creazione di programmi in grado di sviluppare dinamiche che riproducessero la ragione umana. Proprio tra gli anni Cinquanta e Sessanta vennero teorizzate molte delle applicazioni concrete dell’IA nella vita quotidiana, molte delle quali vedono la luce solo adesso.

 

Il primo ostacolo fu la realizzazione di percorsi semantici per le macchine, ovvero linguaggi che permettessero di programmare le differenti opzioni di scelta previste da un ragionamento. Una sfida difficile, che rischiò di rallentare – se non bloccare – la ricerca sull’IA. Un nuovo impulso venne però nel 1969 grazie al DENDRAL, un programma in grado di ricostruire molecole semplici di un corpo umano e che aprì la strada all’uso medico dell’intelligenza artificiale.

 

Fu solo agli inizi degli anni Ottanta che un sistema di IA fu utilizzato per la prima volta a scopi commerciali: si trattava di R1, un programma utilizzato dalla Digital Equipment per configurare gli ordini per nuovi computer e che fu in grado di far risparmiare alla compagnia 40 milioni di dollari l’anno. In quel periodo, anche grazie ai nuovi utilizzi commerciali, la ricerca sull’intelligenza artificiale varcò i confini statunitensi per sbarcare nei laboratori europei e giapponesi.

 

Si giunge così al 1996, anno in cui il “supercomputer” Deep Blue ingaggiò una sfida a scacchi col campione del mondo Garri Kasparov. Nonostante i primi incontri vennero vinti dal russo, e nonostante i sospetti sull’effettivo funzionamento autonomo della macchina (i cui tabulati sono tuttora secretati), l’opinione pubblica iniziò a rendersi conto delle infinite possibilità che l’intelligenza artificiale poteva fornire. Ma neanche la più fervida delle fantasie poteva prevedere gli ambiti di applicazione attuali.