Se ne parla ancora poco, ma c’è una rivoluzione dietro l’angolo che sconvolgerà la storia del progresso scientifico. È il quantum computing, o computazione quantistica. Un’innovazione che, secondo i più ottimisti, ci metterà solo un paio d'anni ad essere disponibile sul mercato: per ora, infatti, ne esistono solo pochissimi prototipi.

 

È molto complicato spiegare nel dettaglio in cosa differiscano i computer quantistici dagli elaboratori tradizionali. In breve, sfruttano le leggi della fisica e della meccanica quantistica, cioè la disciplina che studia le particelle subatomiche. Molto probabilmente non sono destinati a sostituire le macchine tradizionali su cui siamo abituati a lavorare, ma a sovrapporsi ad esse, perché hanno funzioni e scopi molto diversi.

 

Una delle loro caratteristiche principali è la capacità di effettuare calcoli in parallelo (invece che uno alla volta), moltiplicando potenza e velocità anche per calcoli estremamente complessi: in questo modo, i computer quantistici riescono a concludere in pochi secondi operazioni per le quali i “vecchi computer” avrebbero impiegato giorni, mesi o addirittura anni.

 

Una delle sfide essenziali di questa rivoluzione annunciata sarà il probabile spostamento del monopolio informatico. Se un supercomputer tradizionale ha bisogno di una spaventosa quantità di energia per funzionare, energia che solo le superpotenze mondiali riescono a fornire, i computer quantistici non hanno tanto bisogno di energia quanto di intuizioni scientifiche. Dunque anche Paesi come Svizzera o Singapore, all’avanguardia nella ricerca scientifica, potranno porsi alla guida di questo nuovo mercato. Da questo punto di vista, quindi, il quantum computing sarà una tecnologia molto più democratica della precedente.

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