L’interesse globale verso l’intelligenza artificiale è destinato ad aumentare sempre più, perché è proprio in questo campo che si prospettano le innovazioni tecniche più decisive. Infatti, se nel 2019 sono stati investiti 37.5 miliardi di dollari, si stima che entro il 2023 gli investimenti arriveranno alla cifra di 97.5 miliardi.

 

Al momento il mercato italiano dell’IA vale appena 85 milioni di euro, ma, secondo McKinsey, da qui al 2030 esso potrebbe espandersi fino a raggiungere la cifra di 228 miliardi, con un aumento del PIL del 13%. Da un’indagine dell’Osservatorio del Politecnico di Milano è emerso che solo il 12% delle aziende intervistate ha un progetto IA a regime, mentre il 31% ha in corso dei progetti-pilota e il 21% ha già stanziato un budget per concretizzare un’idea progettuale.

 

Se allarghiamo il campo all’Europa, si stima che grazie all’IA l’aumento del PIL continentale potrebbe essere del 19% entro il 2030, per un valore pari a 2700 miliardi di euro. Del resto nel Continente è triplicato il numero di start-up nel campo dell’intelligenza artificiale, con investimenti record: ben 21 miliardi di euro investiti nel 2018 (360% rispetto agli ultimi 5 anni). Inoltre, negli ultimi due anni, il numero di programmatori software europei è cresciuto del 4-5%, arrivando a 5.7 milioni complessivi (contro i 4.4 milioni degli Stati Uniti).

 

Proprio il numero di start-up vede l’Europa, presa complessivamente, al secondo posto al mondo subito dopo gli Stati Uniti: 1400 contro 769. Seguono la Cina con 383 e Israele con 362. Se prendiamo invece i singoli Stati europei, a guidare la classifica è il Regno Unito, con 245 start-up: in questa speciale classifica, l’Italia è al nono posto, con sole 22 start-up incentrate sull’IA.

 

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