All’interno della definizione di “intelligenza artificiale” esistono due sottoinsiemi ben precisi, legati a teorie diverse sullo scopo dell’interazione tra uomo e macchina: l’IA forte e l’IA debole. La distinzione parte da una domanda fondamentale: potrà mai la macchina eguagliare, o superare, il ragionamento umano?

 

L’obiettivo dell’intelligenza debole non è di creare macchine che possano pensare in modo del tutto equiparabile ad un cervello umano, ma sistemi che possano risolvere specifiche funzioni complesse. In questo caso il computer non è capace di pensare in modo autonomo, e avrà sempre bisogno dell’intervento dell’uomo per funzionare.

 

Il meccanismo di funzionamento dell’IA debole si limita dunque alla risoluzione di problemi. Messa di fronte ad un problema, la macchina analizza alcuni casi analoghi a quello in oggetto, elabora una serie di soluzioni e sceglie quella più razionale. In questo caso si può dunque parlare di “intelligenza simulata”.

 

Discorso completamente diverso per quanto riguarda l’intelligenza forte. Qui la macchina cessa di essere mero strumento dipendente dall’uomo, diventando essa stessa una mente con capacità cognitive indistinguibili da quelle umane. Questo tipo di tecnologia al momento è ancora pura fantascienza, ma i ricercatori di tutto il mondo lavorano alacremente per renderla possibile.

 

Entro venti o trent’anni, secondo alcuni scienziati, l’IA forte potrebbe diventare realtà. A quel punto i robot potrebbero prendere il posto degli uomini nella quasi totalità dei settori lavorativi attualmente esistenti, aprendo una serie di problematiche ed interrogativi in campo morale e filosofico. Ma di questo parleremo nei prossimi articoli sull’argomento.

 

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